Kaikeyī è un personaggio del Rāmāyaṇa, poema epico composto dal poeta Vālmīki.
È descritta come una donna debole che, manipolata dalla domestica Mantharā, convince il suo sposo, il re Daśaratha, a mandare in esilio l’erede designato al trono Rāma, per mettere al suo posto Bharata, il figlio di Kaikeyī.
Ma il Rāmāyaṇa esiste in molte versioni, regionali e di differenti tradizioni, che sono spesso profondamente diverse tra loro, così come dalla versione di Vālmīki.
L’autrice del romanzo “Kaikeyi”, Vaishnavi Patel, inserisce il proprio lavoro di scrittura nel tracciato di alcune di queste versioni già esistenti, creando una narrazione che ribalta la prospettiva del personaggio di Kaikeyī.
Nel mondo di Kaikeyi
Patel in questo romanzo ci fa conoscere l’interiorità di Kaikeyī, il suo passato, il suo ruolo di principessa, bambina prima e ragazza poi, all’interno della corte paterna. Ci mostra le sue ferite, il rapporto peduto con la madre che viene bandita improvvisamente dalla corte. Ci svela il rapporto freddo con il padre, che per lei ha aspettative legate solo al matrimonio, e sminuisce continuamente le grandi potenzialità della figlia.
E poi ci racconta la sua crescita, quando diventa regina, la terza moglie del re Daśaratha di Ayodhyā, tratteggiando la figura di una donna coraggiosa e saggia che esercita il potere con giustizia e giudizio.
Dal racconto di Patel emerge una figura completamente diversa da quella della tradizione principale del Rāmāyaṇa.
Kaikeyī è forte e conscia del proprio potere. E soprattutto non è manipolata dalla serva Mantharā, ma perfettamente padrona delle sue decisioni.
L’autrice ricostruisce il mondo della corte di Ayodhyā mostrandoci il rapporto tra le tre regine, Kausalyā, Sumitrā e Kaikeyī, che condividono il consorte, Daśaratha.
Tratteggiando la relazione delle tre donne con il marito e svelando le loro alleanze e gli spazi di potere al femminile, Patel ci mostra una sorellanza inaspettata, talvolta fragile, talvolta inattaccabile.
Kaikeyi e il potere per il bene comune
Il ribaltamento più forte del personaggio di Kaikeyī riguarda il potere.
Se nel Rāmāyaṇa di Vālmīki, è la regina che fa andare in esilio Rāma per mettere sul trono il proprio figlio, nella versione di Patel non si nega la voglia di potere di Kaikeyī, ma si ribaltano le sue motivazioni.
Kaikeyī vuole il potere per condividerlo con le altre donne e gli emarginati.
Questa scelta è forse il ribaltamento più coraggioso delle logiche patriarcali, che accentrano il potere e marginalizzano.
Tradizionalmente, l’ambizione di una donna viene raccontata come un vizio individuale; ma il desiderio di potere di Kaikeyī è in realtà un progetto di condivisione collettiva di quel potere con chi potere non ha.
Diventa quindi un gesto rivoluzionario, che scardina ogni struttura patriarcale, costruendone di nuove, più giuste e inclusive.
Le decisioni di Kaikeyī hanno l’obiettivo di proteggere e salvaguardare il popolo, sopratutto le donne, i suoi figli, la sua famiglia di origine e mantenere la pace tra i regni.
Il potere di Kaikeyī viene esercitato per un fine superiore.
E così, una sera alla settimana, Sumitra, Kaushalya e io ci recavamo ai giardini pubblici, nel cuore di Ayodhya, assieme a diverse ancelle, e davamo udienza. […]
Un Consiglio delle Donne.
[…].La gente della città arrivò piano piano […].: i poveri che non potevano recarsi a palazzo per le udienze pubbliche, persone con problemi dei quali non desideravano discutere davanti agli uomini, e coloro le cui suppliche d’aiuto erano state respinte ovunque.
Mi chiesi se Dasharath sarebbe stato orgoglioso di sapere che avevamo salvato le donne dai mariti che parlavano solo con le botte, che io e Kaushalya avevamo modificato le quote delle riserve di cereali per distribuire cibo ai bambini che vivevano per strada, che Sumitra aveva assunto donne senza fissa dimora nelle cucine del palazzo.”
Tutto il romanzo è un intreccio di vite di donne in un mondo governato da uomini.
Donne bandite, silenziate, marginalizzate, che comunque si riprendono il loro spazio.
Dalle regine alle serve, tutte mostrano forza e dignità.
E la “malevola e manipolatrice” Mantharā si scopre, invece, una donna che protegge Kaikeyī fin da quando la principessa era bambina, custodendo segreti e accompagnando la sua protetta nelle sue scelte.
Il ribaltamento della prospettiva
Anche il personaggio di Rāvaṇa nel libro subisce un ribaltamento.
Patel si riallaccia a una versione del Rāmāyaṇa per cui Sītā è in realtà la figlia biologica di Rāvaṇa.
Nel romanzo Patel costruisce un’amicizia e un’alleanza solida tra Rāvaṇa e Kaikeyī; e nella narrazione il rapimento di Sītā assume un significato del tutto diverso rispetto a quello della versione di Vālmīki.
Sia il personaggio di Kaikeyī che quello di Mantharā e Rāvaṇa, dunque, nel romanzo di Patel sono come riabilitati e questa rilettura mette in discussione il concetto di autorità e ci pone alcune domande:
- quanto conta la prospettiva con cui viene raccontata una storia?
- E perché le donne del Rāmāyaṇa di di Vālmīki sono descritte solo come vittime o come personaggi malevoli?
La riscrittura femminista di Kaikeyi
Il romanzo di Patel si colloca all’interno di altre riscritture femministe1 del Rāmāyaṇa e ci restituisce un personaggio femminile sfaccettato, forte, che fa scelte difficili, coraggiose, sacrificando anche se stessa per il bene comune.
Chi legge, empatizza con Kaikeyī e si ritrova a comprendere le motivazione profonde delle sue azioni.
Anche l’esilio di Rāma diventa comprensibile, ha una logica.
Kaikeyī smette di essere “la cattiva” o la manipolata e diventa un essere umano che fa scelte autonome e ragionate.
“<< Rama, stiamo parlando di una guerra. Non contro i rakshasa o gli asura, ma contro altre persone.
Persone innocenti, che pregano i nostri stessi dèi.>> […]<<Non è da deboli evitare una guerra>> dissi […]. <<È la cosa più forte che tu possa fare, per evitare inutili spargimenti di sangue.>> […]
<< Cosa c’è di più divino che evitare la morte e la distruzione? […] Ho respirato il puzzo del campo di battaglia, Rama. Ho visto uomini morire. Ho ucciso io stessa. È stato questo a convincermi che salvare le persone è il cammino migliore.>>”
Patel, come altre autrici che prima di lei hanno dato una riscrittura femminista del Rāmāyaṇa, è riuscita a restituire a Kaikeyī, e agli altri personaggi marginalizzati, quella complessità umana che le versioni tradizionali del poema non avevano mai mostrato.
NOTE:
1. Tra le ristrutture femministe del poema, troviamo ad esempio, la poetessa bengalese Chandrabati, che per prima nel XVI secolo riscrisse il Rāmāyaṇa dal punto di vista di Sītā. O più recentemente, Samhita Arni con “The missing Queen” del 2014; Volga con “The liberation of Sita” del 2016; o Chitra Banerjee Divakaruni con “The forest of enchantments” del 2019 dove, riscrivendo il Rāmāyaṇa dal punto di vista di Sītā, dà voce anche a Kaikeyī stessa.

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