Il romanzo “Brick Lane” di Monica Ali racconta la storia di Nazneen, nata in un villaggio del Bangladesh.
Appena diciottenne Nazneen accetta la proposta del padre di emigrare a Londra per sposare Chanu, un uomo grasso, con il doppio dei suoi anni, la faccia da rana, logorroico, e che vive inseguendo progetti destinati a non realizzarsi mai.
Nazneen si trasferisce quindi a Brick Lane, famosa strada nel cuore dell’East End londinese, nel quartiere Tower Hamlets, che per la presenza massiccia di immigrati bangladesi viene soprannominata “Bangla Town“.
La vita di una donna nella diaspora
Nazneen, che sa solo qualche parola di inglese, passa le sue giornate rinchiusa in un piccolo appartamento pieno di mobili scuri che la opprimono, tentando di rimediare alla confusione materiale lasciata in giro dal marito.
La sua unica amica è la non convenzionale Razia che con i suoi comportamenti fuori dagli schemi, come quello di voler lavorare per essere autonoma, fa parlare di sé nel quartiere.
La vita di Nazneen scorre piatta, solitaria. Le giornate sono scandite dalle ripetitive azioni di cura verso la famiglia e la casa, finché non conosce Karim, giovane, bello, che fa l’attivista per i diritti della comunità musulmana londinese. Sarà un incontro sconvolgente che cambierà il modo in cui Nazneem guarda alla propria vita.
L’amore che scoppia tra i due giovani dilania Nazneen che non può più fingere di non vedere la propria insoddisfazione.
Il Bangladesh nelle lettere della sorella Hasina
Il romanzo racconta in parallelo anche la storia della bella Hasina, la sorella di Nazneen rimasta in Bangladesh, che le scrive da Dhaka. Sono lettere sgrammaticate, piene di vita e anche di avventure, ma quasi mai a lieto fine.
Così dalle parole schiette e senza filtri di Hasina vediamo raccontato il Bangladesh che cambia: i ricchi che avanzano e i poveri che rimangono indietro, le fabbriche del tessile, gli sfruttatori, le molestie, la prostituzione, la condizione delle domestiche che assomiglia alla schiavitù. E il fenomeno che ebbe l’apice nel primo decennio degli anni 2000: gli attacchi con l’acido per punire donne che non si sottomettevano ai ruoli imposti dal patriarcato.
La diaspora bangladese a Londra
Attraverso episodi di vita quotidiana, Monica Ali in Brick Lane racconta una storia di emancipazione femminile e, allo stesso tempo, di un’intera generazione di immigrati che tra fine degli anni ’80 e gli inizi del 2000 combattono contro pregiudizi ed emarginazione, alle prese con la difficile mediazione tra la tradizione bengalese e la società britannica.
Le donne bangladesi descritte in Brick Lane subiscono una doppia marginalizzazione:
- da un lato quella da parte degli uomini della loro comunità che le relegano in casa, non permettendo loro di imparare l’inglese e di crearsi una vita al di fuori della famiglia e della comunità bangladese;
- dall’altro quella da parte della società londinese che non considera queste donne e le invisibilizza in quanto immigrate.
La marginalizzazione delle donne
Emblematica è la figura di Chanu, un uomo istruito, colto, che si considera superiore ai propri connazionali, ma che di fatto replica nei confronti di sua moglie le stesse dinamiche di oppressione degli uomini non colti, di cui non ha grande opinione.
Non usciva spesso.
«A che scopo?» diceva Chanu. «Se esci, una decina di persone diranno: “L’ho vista per strada”. E io farò la figura dell’idiota. Personalmente, non m’importa se esci, ma le persone sono così ignoranti. Che ci vuoi fare?»
Lei non replicava mai.
«Inoltre, ti procuro io tutto quello che ti serve nei negozi. Qualunque cosa vuoi, devi soltanto chiedere.»
Lei non replicava mai.
«Non ti impedisco di far niente. Ormai sono occidentalizzato. È una fortuna per te avere sposato un uomo istruito. È stato un colpo di fortuna.»
Ma Nazneen è anche donna migrante completamente invisibile agli occhi della società londinese, e Monica Ali descrive il suo disagio con queste parole:
“non si accorgevano di lei. Un attimo dopo se ne rese conto. Non erano in grado di vederla più di quanto lei potesse vedere Dio. Sapevano che esisteva (così come lei sapeva dell’esistenza di Lui) ma, a meno che non facesse qualcosa, non brandisse una pistola, non fermasse il traffico, non l’avrebbero notata.”
Poetico è il momento in cui Nazneen scopre alla TV il pattinaggio sul ghiaccio. Per lei guardare le pattinatrici in televisione diventa un momento liberatorio per fuggire almeno per un attimo dalla realtà. Quelle atlete con i loro abiti, con la loro forza travolgente rappresentano un sogno. Finché poi Nazneen non smetterà di guardare il pattinaggio, perché l’insoddisfazione repressa che prova diventa insopportabile.
Razia, l’amica “non rispettabile”
In questa marginalizzazione femminile, l’amica Razia rappresenta l’eccezione. Capisce che lavorando può avere un’indipendenza economica dal marito e decidere per sé stessa, inizia a frequentare il college per imparare l’inglese.
In più si taglia i capelli, fuma, veste “all’occidentale” e per tutti questi motivi non è considerata rispettabile agli occhi della sua comunità. Ma Nazneen ne è insieme impaurita e affascinata, tanto da tentare di seguire il suo esempio.
Tuttavia anche Razia inizialmente non è scevra da contraddizioni: è convinta che Nazneen è fortunata perché Chanu non la picchia e parlando di matrimoni non combinati dice che sono romantici ma neanche morta ne farebbe fare uno alla figlia. Però poi i fatti della vita la porteranno ad altre evoluzioni e cambiamenti, confermamdosi come una donna forte e capace di restare sempre dalla parte di Nazneen.
I figli della diaspora
Anche i figli degli immigrati bangladesi sono protagonisti di questo romanzo.
Spaccati a metà tra due culture, si percepiscono come appartenenti a quella londinese pur non sentendosi mai completamente accettati dalla società inglese.
Spesso finiscono nel tunnel dell’alcol e delle droghe, a volte vengono mandati in Bangladesh perché non “diventino occidentali”.
Spostati come pacchi in un Paese nel quale hanno le loro radici ma che non conoscono quasi per niente, del quale comprendono la lingua pur non sentendosi parte di esso.
Lo scontro generazionale con i loro genitori si ammanta di una sfumatura in più, quella culturale. I giovani si sentono lontani dalla cultura dei genitori e non sempre riescono a gestire con equilibrio la loro multipla identità.
Lo scontro tra culture tra ironia e dramma
Per raccontare le sfumature della diaspora Monica Ali alterna momenti drammatici ad altri fortemente ironici.
Come quelli degli scontri tra le Tigri del Bengala, movimento della diaspora musulmana guidato da Karim, e i Lion Hearts, gruppo anti-immigrati e anti-Islam.
In un crescendo di tensione tra il comico e il drammatico, lo scontro tra culture si combatte a suon di volantini lasciati nelle cassette della posta, di scaramucce verbali, di proteste e controproteste che però poi vanno deserte.
Questo almeno fino all’11 settembre 2001 quando lo sguardo del mondo verso la comunità musulmana cambia radicalmente.
Così mentre per la società inglese l’identità altrui, quella musulmana, viene percepita come un pericolo, per la comunità bengalese, la propria identità, quella del paese di origine, diventa un appiglio.
Un romanzo di formazione
Brick Lane è uno dei libri che meglio descrive la diaspora bangladese di fine 1900, le sfide, le battaglie e i contrasti interculturali, la solitudine, la marginalizzazione.
Ma è anche un romanzo di formazione e di emancipazione femminile in cui il personaggio di Nazneen avrà un’evoluzione inaspettata.
Da ragazzina timorosa e sottomessa si trasfomermerà in una donna determinata, in grado di prendere le decisioni migliori per sé e la propria famiglia.
NOTE:
Brick Lane era stato inizialmente tradotto in italiano con “Sette mari e tredici fiumi” nell’edizione di NET del 2003. Questo titolo fa riferimento a una leggenda bengalese citata nel libro.
Tuttavia nella nuova versione Mondadori è stato lasciato il titolo originale “Brick Lane” che riconnette il libro al suo tema principale, quello della diaspora.
Dal romanzo è stato tratto il film omonimo del 2007 con la regia di Sarah Gavron. Un adattamento cinematografico apprezzato dalla critica ma non da una parte della comunità bangladese di Brick Lane che lo ha contestato. A causa delle proteste le scene previste a Brick Lane non si sono potute girare in loco.
A dire il vero anche il romanzo di Monica Ali è stato contestato da una parte della comunità bangladese di Brick Lane per il personaggiodi Chanu che dipindeva in modo non lusinghiero i bangladesi di Syleth (che rappresentano una buona parte della comunità bangla di Brick Lane). Il libro è comunque stato difeso da molte altre persone, tra cui intellettuali come Salman Rushdie, ed è diventato un bestseller.
Tutte le immagini utilizzate in questo articolo sono fotogrammi del film.


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