Mangri Orang è stata una donna indiana, adivasi, sfruttata nelle piantagioni di tè, molestata dagli inglesi e uccisa perché lottava per la libertà del proprio paese.
Marginalizzata dai coloni, dimenticata volutamente nell’India post coloniale, solo di recente il suo contributo alla lotta indipendentista è stato rivalutato.
Nella Giornata Internazionale del tè voglio celebrare questa donna raccontando la sua storia.
Una storia dimenticata
Di Mangri Orang in realtà si sa molto poco.
E non è un caso: le storie di chi lavorava nelle piantagioni di té non hanno mai ricevuto importanza né dai coloni inglesi né dalla storiografia ufficiale. Le persone adivasi delle piantagioni erano per lo più analfabete, non registrate nei documenti coloniali come individui, e la loro storia è stata sistematicamente ignorata per decenni.
Sappiamo che Mangri Orang veniva da una famiglia adivasi. Il nome ci fa capire che apparteneva al gruppo adivasi che si definisce Kurukh, chiamato con l’esonimo Oraon.
Secondo alcune fonti, era nata in un villaggio nell’attuale Jharkhand, secondo altre in Assam.
Da giovanissima voleva sposarsi con Shomora, un ragazzo di un clan adivasi più basso.
Il padre di Mangri si oppose ma lei sposò lo stesso Shomora.
La vita nelle piantagioni di té
A un certo punto, i due giovani incontrarono un broker che assoldava lavoratori per le piantagioni di tè in Assam, e che fece loro false promesse di ricchezza.
Infatti le persone che lavoravano nelle piantagioni erano per lo più adivasi, forzati a lasciare le proprie terre, migrare in Assam e lavorare in condizioni di totale sfruttamento.
Di questo argomento ho già parlato in un precedente articolo a cui rimando per approfondire il tema.
Mangri e Shomora come tanti altri, credettero a quelle promesse, accettarono e arrivarono in Assam.
Lì, nelle piantagioni di tè, sperimentarono sulla loro pelle tutta la violenza del colonialismo.
Iniziarono anni duri, terribili, dove si può solo immaginare che i due giovani vennero praticamente ridotti in schiavitù, dato che era la prassi nelle piantagioni.
Da Mangri Orang a Malati Mem
Ben presto Shomora morì di malaria, cosa molto comune nelle piantagioni. Mangri rimase sola e fu costretta a lavorare nella piantagione per sopravvivere.
Il manager della piantagione, un bianco, la costrinse ad avere una relazione con lui e a trasferirsi nel suo cottage.
Da quel momento Mangri Orang divenna nota come Malati Mem (che sta per Memsahib), appellativo per segnare la sua condizione di donna di un bianco.
Mangri e il manager ebbero tre figli, che il bianco affidò a dei missionari cristiani, togliendoli alla madre.
In seguito lasciò Mangri.
Si dice che poi lei ebbe relazioni con altri due inglesi delle piantagioni.
Ma era infelice e il suo unico conforto diventò l’alcol.
Secondo altre versioni, Mangri Orang è nata nelle piantagioni di Sessa e successivamente ha vissuto a Lalmati in Tezpur. Secondo queste versioni è stata violentata/molestata dai padroni bianchi, non diventandone la compagna.
Ad ogni modo sicuramente era considerata un oggetto e vittima di molestie da parte dei coloni inglesi, come spesso accadeva alle donne adivasi nelle piantagioni.
La lotta per l’indipendenza
Nel 1919 l’India venne scossa dal cosiddetto massacro di Amritzar o massacro di Jallianwala Bagh, quando il generale Dyer fece sparare sulla folla riunitasi per un comizio e ci furono migliaia di morti e feriti1. Fu un punto di svolta nella storia indiana. Da quel momento le richieste di indipendenza non erano più qualcosa di rimandabile.
Di conseguenza nel 1920 iniziò il movimento di non cooperazione di Gandhi.
Questo arrivò anche in Assam e fece molta presa sulle donne assamesi.
Soprattutto le donne che lavoravano nelle piantagioni di tè si arruolano come volontarie. Lasciarono le loro case, il lavoro nelle piantagioni e parteciparono alle campagne anti britanniche.
Organizzarono proteste, boicottaggio dell’oppio e del liquore, dei negozi inglesi e tra queste donne c’era anche Mangri Orang.
Nonostante fosse dipendente dal liquore, o forse proprio per questo, diventò molto attiva nella campagna anti-alcol.
La sua vita, infelice fino a quel momento, trovò finalmente uno scopo.
Ma il 2 aprile 1921 durante una protesta venne uccisa e diventò la prima donna dell’Assam a essere martirizzata per la causa indipendentista.
La rimozione della subalternità dalla storiografia
Forse per i legami con i padroni bianchi, forse per la propria condizione di subalterna e di donna, la storia di Mangri Orang venne cancellata per decenni dalla narrazione nazionalista ed è stata recuperata solo di recente dalla storiografia.
il fatto che non sappiamo nulla della sua vita è proprio un segno di come le donne adivasi erano invisibili nello stato coloniale e lo sono rimaste in quello post coloniale.
Insieme alla storia di Mangri Orang recentemente è stata riscoperta anche quella di Durga Bhumij, un’altra donna adivasi di cui si sa pochissimo. Lavorava nelle piantagioni e faceva l’informatrice segreta per il partito del Congresso. Quando gli inglesi vennero a conoscenza del fatto, la uccisero. Anche la sua storia per decenni è stata dimenticata dalla storiografia ufficiale.
In Assam molte furono le donne, subalterne, adivasi, lavoratrici delle piantagioni, che dopo aver vissuto sulla propria pelle le violenze del colonialismo, si ribellarono agli inglesi e parteciparono attivamente alla lotta per l’indipendenza.
La loro storia merita di essere riscoperta e studiata.
NOTE:
1. Il numero delle vittime del massacro di Amritsar del 13 Aprile del 1919 è stimato tra le oltre 350 e le oltre 1500, mentre i feriti oltre un migliaio.
FONTI:
- The Empire of India, di Sir Bambpfylde Fuller, Ed. Isaac Pitman and Sons, London, 1913
- Oraon, (An Agricultural tribe of India), a cura di SCSTRTI (Scheduled Castes and Scheduled Tribes Research and Training Insitute) Bhubaneswar, Odisha, 2013
- Soumitra Debbarma, Tea Garden Workers of Assam in Colonial Struggle: Special Reference to Mangri Orang and Durgi Bhumij, IJSDR – International Journal of Scientific Development and Research,2025
- Kalita, Biraj & Handique, Rajib, Subalterns in the Anti British Struggle: Analysing the contribution of Mangri Orang, 2022.


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