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Cobra Effect: storia di una diceria coloniale diventata teoria economica

Incantatori

“Delhi, 1872. I cobra mietono decine di migliaia di vittime ogni anno e, per risolvere il problema, l’amministrazione britannica mette una taglia su ogni cobra che viene ucciso. Ma questo ha un effetto inatteso: gli indiani iniziano ad allevare cobra per riscuotere le taglie, il governo se ne accorge e ferma il programma delle taglie, così gli allevatori rilasciano nelle strade di Delhi i serpenti allevati e la popolazione dei rettili si moltiplica a dismisura.”

Questo è un aneddoto, tuttora raccontato e in molti casi spacciato per verità storica, che ha dato origine alla teoria economica del cosiddetto “Cobra effect”.
Questa teoria si usa quando uno stato adotta misure che finiscono per creare un problema maggiore di quello che volevano risolvere.

Però… c’è un però.
Questo aneddoto, che generalmente viene ambientato a Delhi, non ha alcun fondamento. Non ci sono fonti storiche che lo confermino, anzi ci sono alcune teorie sul perché è nato e ovviamente c’entrano gli stereotipi coloniali.

La realtà dei fatti: le taglie a Madras

C’è un dato vero in questa storia. In India nel XIX secolo i cobra erano talmente tanti che ogni anno mietevano oltre 20.000 vittime, tanto che gli scienziati cercavano in ogni modo di trovare un antidoto, non riuscendoci, ed erano previste anche delle laute ricompense per chi lo avesse individuato.

Nel 1872 nella Presidenza di Madras viene messa una taglia sui serpenti: due anna (pochi centesimi di sterlina) per ogni esemplare ucciso e consegnato.
L’anno dopo la taglia viene ristretta ai soli cobra e la ricompensa passa a un solo anna perché vengono consegnati troppi serpenti.
Tuttavia questo probabilmente dipende dal fatto che nel Sud dell’India c’erano da sempre comunità di cacciatori di serpenti che avevano iniziato a fare quello che prima non facevano ma che ora il governo chiedeva: consegnare i serpenti catturati.

incantatori di serpenti

La situazione in Bengala

Nel Bengala invece le consegne di serpenti sono minime tanto che nel 1874 il programma delle ricompense viene considerato un fallimento quasi totale.
Le consegne sono così poche perché la taglia è irrisoria per un compito così pericoloso come maneggiare serpenti velenosi e trasportarli nelle lontane stazioni governative, nonostante ammonti a 4 anna, il doppio rispetto a quando era partito il programma nella provincia di Madras.

Nel 1876 il Driffield Times, un quotidiano inglese dello Yorkshire, inizia a nutrire dubbi sulla diceria per cui in Bengala “gli astuti Hindu” (parole testuali) allevano serpenti su larga scala per riscuotere taglie e che nove su dieci dei serpenti consegnati siano allevati nei cortili di casa, come si “insinua” in giro. Probabilmente è un attaco alle politiche governative inefficaci, tuttavia riporta che più di 80.000 serpenti sono stati catturati nel 1875, e questo numero sembra poco compatibile con i dati ufficiali dell’anno precedente che parlano di pochi esemplari.

Una smentita ufficiale

Nel 1887 il governo di Bombay si trova nella stessa situazione di Madras ma vuole vederci chiaro e chiede un parere alla Bombay Natural History Society.

La conclusione degli esperti della BNHS, pubblicata anche sulla loro rivista, è che è altamente improbabile che il cobra possa essere allevato in cattività. Mentre alcune vipere potevano essere allevate solo in rettilari molto ben attrezzati.

La BNHS ipotizza che il mito sia nato probabilmente da un fraintendimento sul comportamento dei cacciatori di serpenti che conservavano le uova per capire alla schiusa se fossero velenose ed eventualmente riscattare la taglia. Tuttavia le uova erano già presenti in natura, non erano nate in allevamenti di serpenti.
Questo comportamento era esattamente quello che il programma delle taglie chiedeva: catturare i serpenti. Tanto che la BNHS lo considera come una pratica da incoraggiare.

Ma tutto venne completamente travisato dallo sguardo coloniale.

Il fallimento del progetto governativo e il capro espiatorio

L’unica verità è che il programma per la soppressione dei serpenti fu un fallimento governativo perché erano stati sottostimati i costi, risultando come un danno economico per il Raj, dunque bisognava addossare la colpa a qualcuno. Inoltre i morti per morso di serpente non erano minimamente diminuiti con le consegne.
Serviva un capro espiatorio e chi meglio del suddito coloniale?

Gli stereotipi sugli indiani hanno fatto il resto. La diffidenza verso il comportamento dei nativi, cresciuta esponenzialmente dopo la Prima Guerra di Indipendenza indiana del 1857 (quella che gli inglesi chiamano “Rivolta dei Sepoy”), alimentava il mito dell’inaffidabilità e opportunismo della popolazione locale.

Peraltro nel 1871, un anno prima del programma delle taglie di Madras, il governo del Raj aveva emanato il “Criminal Tribes Act”, una legge che codificava l’idea di intere comunità di persone criminali alla nascita. Altro tassello che fa sì che gli inglesi pensino agli indiani come “selvaggi” senza scrupoli.

Il caso storico veramente avvenuto

In realtà è esistito un caso storico documentato di un incentivo perverso coloniale che creò un sistema fallimentare come quello dell’aneddoto di Delhi, ed è quello avvenuto ad Hanoi nel 1902, quando l’amministrazione coloniale francese per ridurre la popolazione dei ratti introdusse una taglia di un centesimo per ogni coda di ratto consegnata.
Dopo l’introduzione della taglia, le persone iniziarono a catturare i ratti, tagliare le code e poi a rilasciarli nelle fogne per farli riprodurre. Indagini successive rivelarono vere e proprie fattorie di ratti e una rete di contrabbando regionale che portava ratti ad Hanoi.

Tuttavia nessuna teoria economica è mai stata chiamata “rat effect”.

Una diceria che sopravvive ancora oggi

La cosa incredibile è che la teoria del Cobra effect viene enunciata dall’economista tedesco Siebert nel 2001, ma le prime smentite sull’aneddoto originario sono del 1887.
Quindi per più di cento anni, uno stereotipo è sopravvissuto, raccontato come evento storico, senza che nessuno si sia mai dato la pena di analizzare le fonti che lo smentivano già a fine ‘800.

I pregiudizi e il razzismo coloniale hanno creato un aneddoto senza fondamento sopravvissuto fino ad oggi. Sui giornali, nei corsi di economia, di scienze politiche e persino di storia si continua a parlare di questo “aneddoto” indicandolo come “plausibile” o “molto probabile” ma nessuno fornisce mai le prove che sia accaduto veramente. Perché le prove non ci sono.

E ogni volta che usiamo il termine “Cobra effect” senza sapere che cosa c’è dietro veramente, continuiamo ad alimentare lo sguardo coloniale che ha creato quell’aneddoto.

FONTI:
  • Journal of the Bombay Natural History Society, Vol. 2 (1887), pp. 205-206. “Snake-Breeding for the Government Reward.”
  • Vann, Michael G. (2003). “Of Rats, Rice, and Race: The Great Hanoi Rat Massacre, an Episode in French Colonial History”. French Colonial History. 4: 191–203.
  • Vann, Michael G.: The Great Hanoi Rat Hunt: Empire, Disease And Modernity In French Colonial Vietnam, Oxford University Press, 2018.
  • Driffield Times 9 Dicembre 1876 cit. “the wily Hindoo” https://www.findmypast.co.uk/search-newspapers/issues?newspaper=driffield%20times&page=33&sid=119
NOTE:
Journal of theBombay Natural History Society, 1887
Ph. credit:

– foto di copertina: The British Library. Shelfmark: Add. 27255

– prima foto: The British Library. Shelfmark: Add.Or.1512

– ultima foto dal “Journal of the Bombay Natural History Society, Vol. 2 (1887), pag. 205 dett.

Luana Pistone, autrice dell’articolo.

Luana Pistone

Luana Pistone
Esperta di cultura indiana e Āyurveda

Laureata in “Cooperazione internazionale e mediazione dei conflitti”, Luana ha lavorato per circa 10 anni per una ONG italiana in Bangladesh, come cooperante, occupandosi di progetti di cooperazione in ottica di genere e con frequenti viaggi in India.

In questo periodo Luana ha avuto modo di avvicinarsi alla cultura bengalese e indiana, studiando la storia, le tradizioni, la lingua bengalese, le religioni e i molteplici aspetti della realtà locale, creando connessioni, intrecciando legami che durano negli anni, con le persone e con la realtà locale, che continua ad approfondire.

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