Nell’ultimo articolo ho raccontato la storia di Noor Inayat Khan ma c’è un dettaglio della vita della famiglia di sua madre che credo sia interessante approfondire perché è emblematico di quello che il filosofo e teorico post coloniale Homi K. Bhabha definisce “ambivalenza coloniale”.
L’ambivalenza coloniale è un fenomeno che si riscontra nel colonizzatore che da un lato ammira la cultura del colonizzato, è attratto dalla sua spiritualità, la sua sapienza antica, la sua arte, ma dall’altro teme e rifiuta la sua presenza fisica e politica.
Prende dalla cultura del popolo colonizzato ciò che ritiene utile o estetico, espungendo però il soggetto reale che quella cultura, quell’arte, quell’estetica crea e rappresenta.
Pierre Bernard, il primo yogi americano
La madre della principessa-spia della seconda guerra mondiale Noor Inayat Khan si chiamava Pirani Ameena Begum, ma in realtà era nata con il nome di Ora Ray Baker perché era americana di origini inglesi.
Ora Ray Baker da ragazza viveva con il fratellastro Pierre Bernard.
Un personaggio che ha fatto la storia dello yoga negli Stati Uniti.
Pierre Bernard era uno yogi tantrico americano, avviato a questa pratica dal maestro indo-iraniano Sylvais Hamati.
Studioso di hatha yoga, occultista, mistico, la vita di Pierre Bernard era piena di luci ma anche di ombre, come accuse gravi di rapimento e manipolazione su ragazzine.
Grazie ai propri studi, Pierre Bernard era in grado di entrare in uno stato di trance tale da sopportare il dolore delle punture di aghi sulla pelle in punti molto sensibili senza reagire in alcun modo.
Nel 1898 finì sulla prima pagina del New York Times per una dimostrazione pubblica di questa trance che lui chiamava “Kali Mudra”.
Il tantrismo americano
Pierre Bernard aveva visitato l’India più volte. Studiava ipnotismo e fondò l’“Ordine americano tantrico” (1905-1906).
È considerato il primo americano ad aver introdotto la filosofia indiana, lo yoga e il Tantra in America.
Si pensa che anche l’esasperata connessione tra tantra e sesso mistico nella mentalità americana derivi dalla sua opera.
Gli insegnamenti sul tantrismo di Pierre Bernard facevano talmente scandalo che fu costretto a interromperli. Rimase comunque popolare fino a tutti gli anni ’30 nell’alta borghesia e nell’aristocrazia americana, in particolare tra le donne su cui aveva un enorme fascino.
La sua biblioteca era memorabile: si dice che contenesse 7000 volumi tra cui un’ampia collezione di libri in sancrito, probabilmente la più grande del Paese, tanto che era visitata da studiosi di tutti gli Stati Uniti.
Questo per capire chi era Pierre Bernard… ma ora torniamo alla madre di Noor Inayat Khan, che negli anni ’10 del 1900 si chiamava ancora Ora Ray Baker.
L’amore impossibile di Ora Baker e Inayat Khan
La sorellastra di Pierre Bernard, Ora Ray Baker, nel 1912 conobbe il mistico sufi e musicista Inayat Khan, che si trovava negli stati Uniti perché aveva ricevuto dal suo maestro l’incarico di diffondere il sufismo in Occidente.
Probabilmente si incontrarono nel 1911 al Ramakrishna Mission Ashram di San Francisco dove Khan teneva una lezione. Lei ne fu ammaliata e gli chiese un incontro privato per parlare. Così Ora e Inayat si innamorarono. Alla notizia che i due giovani si volevano sposare, Pierre Bernard si oppose in ogni modo, così come tutti i membri della famiglia di lei.*
Khan, vista la situazione, si allontanò e andò in Francia. Ora Baker e Khan continuarono a scriversi perché lei sperava prima o poi di convincere il fratello. Ma questo non avvenne quindi Ora Baker si imbarcò per la Francia e, ricongiuntasi con Inayat Khan, approdò a Londra.
I due si sposarono nel Marzo del 1913 e in seguito ebbero 4 figli: Noor-un-Nissa Inayat Khan, spia della seconda guerra mondiale, Vilayat Inayat Khan, maestro sufi, Hidayat Inayat Khan, musicista, e Khair-un Nisa Inayat Khan detta Claire.
Pierre Bernard fu infastidito dalla notizia del matromonio e non ebbe mai più contatti con la Ora Baker.
Inayat Khan e Ora Baker, vissero i primi anni della loro vita matrimoniale a Mosca, poi si trasferirono a Londra dove erano afflitti dalla miseria e dai pregiudizi inglesi sui matrimoni interculturali.
Trovarono la felicità in Francia, dove fondarono la Fazal Manzil, la Casa della Benedizione, una casa cosmopolita, armoniosa, frequentata dai discepoli di Khan, dove la famiglia viveva immersa tra arte, musica e poesia.
Lo yoga come scienza della salute
Pierre Bernard continuò a insegnare yoga reinventandolo come scienza della salute e del benessere, piuttosto che come pratica religiosa.
Sposò Blanche DeVries che a sua volta insegnava yoga, combinandolo a danze “orientali” sensuali che si proponevano di offrire alle donne una forma di autonomia se.s.su.ale e di emancipazione fisica.
Bernard e DeVries contribuirono a gettare le basi per lo yoga posturale moderno associandolo a concetti come l’atletismo, la bellezza fisica e la sessualità.
La reazione di Pierre Bernard, alla storia d’amore che coinvolge la sorella Ora Ray Baker e il maestro sufi Inayat Khan è un esempio lampante di “ambivalenza coloniale”.
Pierre Bernard è stato il primo yogi americano.
Da un lato, ammirava la cultura indiana, tanto da esportarla negli Stati Uniti. Amava la lingua sanscrita tanto da avere numerosi volumi nella sua mirabile biblioteca.
Ma dall’altro lato rifiutava la presenza fisica nella sua vita di un indiano in carne ed ossa.
Prendeva dalla cultura indiana ciò che era utile o estetico, allontanando però dalla propria vita il soggetto reale che quella cultura rappresentava, Inayat Khan come cognato.
Anche il fatto che Bernard enfatizzava eccessivamente il legame tra il tantra e il sesso mistico è probabilmente frutto dell’orientalismo che lo animava, ossia quella costruzione mentale per cui le culture “orientali” sono viste come esotiche e sensuali in contrapposizione con le culture “occidentali” considerate razionali, moderne e dunque superiori.
Pierre Bernard voleva la cultura, ma non le persone.
Un conto era conoscere indiani e farsi isegnare da loro una cultura a cui attingere, arrivando poi a trasformarla prendendo solo quello che era utile.
Tutt’altro conto era imparentarsi con loro.
L’ambivalenza coloniale è esattamente questo.
Andare a corsi di yoga, imparare dei mantra, ascoltare musica indiana, andare al ristorante indiano, però poi rifiutare la popolazione che quella cultura, quella musica, quell’estetica ha creato e rappresenta.
Vuoi la cultura ma non vuoi le persone.
A differenza di Pierre Bernard che non può più tornare sui suoi passi, e che a causa dei suoi costrutti mentali ha perso l’affetto della famiglia, noi oggi possiamo riflettere, decostruirci e cambiare mentalità.
NOTE:
*Sulla reazione dei fratellli di Khan alla notizia della volontà di Inayat sposarsi con un’americana, invece, ci sono fonti discordanti. Alcuni studiosi dicono che mantennero un atteggiamento educato e riservato al riguardo (Fuller), altri riportano che erano contrari al pari di Khan (Basu). Personalmente protendo a credere alla versione di Fuller, più che altro perché nel suo testo ha fatto una ricostruzione della vita di Ora Baker più precisa e dettagliata di quella esposta da Basu, che invece ha dedicato alla madre di Noor Inayat Kahn poco spazio.
Fonti:
- Noor-un-nisa Inayat Khan (Madeleine), George Cross, M.B.E., Croix de Guerre with Gold Star di Jean Overton Fuller.
- Spy princess. The life of Noor Inayat Khan, di Shrabani Basu, W.F. Howes LTD
- Yoga for the New Woman and the New Man: The Role of Pierre Bernard and Blanche DeVries in the Creation of Modern Postural Yoga, di Joseph Laycock, in Religion and American Culture: A Journal of Interpretation.


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